am.Alberto MigliorePSICOLOGO · PSICOTERAPEUTAPrenota un colloquio
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A volte la parte più difficile arriva dopo aver deciso di chiedere aiuto. Si cerca uno psicologo, si aprono quattro o cinque profili, si leggono parole come «orientamento», «specializzazione», «metodo». Poi si chiude il telefono. Rimane una domanda assai più personale di quelle a cui rispondono le schede professionali. Come faccio a sapere se a questa persona riuscirò a raccontare proprio quella cosa che finora ho tenuto per me?

Per scegliere uno psicologo si possono fare alcune verifiche prima di prendere appuntamento. Altre informazioni si raccolgono soltanto incontrandosi. Fra le due cose c’è una differenza che può alleggerire la decisione iniziale. Per telefonare basta avere un motivo per chiedere un colloquio. Per decidere se iniziare un percorso ci sarà tempo, e anche il professionista dovrà esprimersi su ciò che ritiene di poter offrire.

Prima di scegliere, da quale domanda partire?

«Vorrei capire perché torno sempre a cercare una persona con cui sto male» è già un buon punto di partenza. Lo è anche «Da qualche mese la domenica sera mi viene da piangere e non so spiegarmi perché». Quando si pensa di andare da uno psicologo, si può avere l’impressione di dover prima stabilire quale disturbo si ha. Si rischia così di passare settimane a cercare il nome esatto di qualcosa che si potrebbe raccontare con un episodio di pochi minuti.

Un esercizio semplice consiste nel ripensare al momento in cui è affiorata la frase «Forse avrei bisogno di parlarne con qualcuno». Dove ero? Che cosa era appena successo? Che cosa avrei voluto poter fare in quel momento? Le risposte aiutano a individuare ciò che pesa nella vita quotidiana. Al primo incontro potrà emergere una domanda diversa. Può capitare, per esempio, di chiedere aiuto per decidere se lasciare un lavoro e di accorgersi, parlandone, che la difficoltà più dolorosa è deludere qualcuno a cui si tiene. C’è spazio anche per cambiare idea su ciò che ha portato fin lì.

Che cosa verificare nel profilo di un professionista

In Italia il primo riferimento per verificare l’iscrizione di uno psicologo è l’Albo professionale. Se si cerca una psicoterapia, è utile verificare anche il titolo che abilita a esercitarla. La legge italiana distingue le attività dello psicologo, che comprendono valutazione e sostegno psicologico, dall’esercizio della psicoterapia, per il quale è richiesta una specifica formazione accessibile a psicologi e medici. Chi sta attraversando una separazione o un passaggio difficile può chiedere un colloquio anche senza sapere quale intervento sia più adatto. Chiarirlo insieme fa parte del lavoro iniziale.

Una volta verificati i titoli, vale la pena leggere come il professionista descrive il suo lavoro. Riceve adulti, adolescenti o coppie? Ha esperienza con la difficoltà per cui lo si sta contattando? Le recensioni possono raccontare come qualcun altro ha vissuto un incontro. Per scegliere, però, spesso serve un’informazione assai più precisa. «Lei lavora con persone che, come me, riescono a parlare di tutto tranne che di quello che succede in casa?» è una domanda legittima. Anche il modo in cui il professionista risponde può aiutare a decidere se incontrarlo.

Il metodo e le domande da fare al primo colloquio

Gli orientamenti teorici incidono su ciò a cui un terapeuta presta attenzione e su come propone di lavorare. In una psicoterapia di orientamento psicoanalitico, per esempio, si può dare spazio a un sentimento apparentemente fuori luogo, a una situazione che si ripete o a qualcosa che si prova proprio mentre si parla con il terapeuta. Altri percorsi possono prevedere esercizi tra le sedute o un programma più strutturato. È ragionevole chiedere come si svolgerebbe, concretamente, una seduta e perché quella proposta potrebbe essere indicata per la propria difficoltà.

Al primo incontro suggerirei di portare anche le domande che sembrano poco «psicologiche». Quanto dura una seduta? Quale frequenza propone, e perché? Quanto costa il percorso con quella frequenza? Come ci si regola se si deve spostare un appuntamento? Conoscere queste condizioni permette di capire se si può sostenere l’impegno nel tempo. Un orario che costringe a correre ogni settimana, o una spesa che si teme di non poter affrontare, meritano di essere discussi fin dall’inizio.

C’è poi una domanda che trovo particolarmente utile verso la fine del colloquio. «Da quello che le ho raccontato oggi, che cosa le sembra importante approfondire?» Ascoltare la risposta permette di capire che cosa il professionista ha colto e di correggerlo se ha frainteso. A volte è proprio quella correzione il primo momento in cui ci si sente davvero presenti nel colloquio.

Come capire se si sta costruendo una relazione di lavoro

Si può uscire da uno studio sollevati per aver finalmente parlato, oppure turbati perché si è toccato un argomento difficile. Entrambe le reazioni meritano attenzione. Prese da sole, dicono poco sulla qualità del lavoro possibile. Per orientarsi è spesso più utile tornare a un momento preciso. Quando ho esitato, che cosa è successo? Quando una domanda mi è sembrata lontana da ciò che volevo raccontare, ho avuto la possibilità di dirlo? Riesco a spiegarmi, con parole mie, per quale ragione ci rivedremmo?

Nella ricerca in psicoterapia, l’espressione «alleanza terapeutica» comprende il legame che si sviluppa tra paziente e terapeuta, la possibilità di condividere gli obiettivi e un accordo sul modo di lavorare. Una metanalisi di Flückiger e colleghi, basata su 295 studi indipendenti che hanno coinvolto oltre 30.000 pazienti, ha rilevato un’associazione tra qualità dell’alleanza ed esito della psicoterapia negli adulti. È un dato che invita a prestare attenzione a come si lavora insieme. Da questa associazione non si può prevedere l’esito di un singolo percorso né stabilire, dopo una seduta, quale professionista sia quello giusto per una determinata persona.

Quando le parole arrivano dopo: uno sguardo psicoanalitico

Può succedere di passare giorni a preparare quello che si vuole dire e, una volta seduti, riuscire soltanto a pronunciare «È una sciocchezza». Immaginiamo che una persona abbia ricevuto un messaggio di poche parole e da allora continui a rileggerlo. Sa bene che il testo, preso alla lettera, è innocuo. Eppure le ha guastato la giornata. Sentirsi dire subito che «ha paura del rifiuto» potrebbe persino essere plausibile, ma rischierebbe di chiudere troppo presto la questione. Che cosa si aspettava di leggere? Da chi? Quale parola le è mancata?

Nella prospettiva di Wilfred Bion, una parte importante della vita mentale consiste nel trasformare esperienze emotive ancora confuse in qualcosa che possa essere pensato. In termini clinici, questo suggerisce un modo di ascoltare. Il terapeuta può tollerare per un po’ di non sapere, seguire con la persona ciò che è accaduto e cercare parole che lei possa riconoscere come proprie. È un’idea psicoanalitica sul lavoro che si svolge nella stanza. Per chi sta scegliendo, la domanda concreta può essere molto semplice. «Qui posso portare anche qualcosa che io stesso non capisco ancora?»

Se dopo qualche incontro restano dei dubbi

Una perplessità merita di essere presa sul serio anche quando è difficile formularla. «L’altra volta lei è rimasto in silenzio e io ho pensato di aver detto qualcosa di stupido» offre a entrambi un punto da cui ripartire. Può emergere un malinteso, una scelta del terapeuta che ha bisogno di essere spiegata o una modalità di lavoro che la persona sente poco adatta a sé. Conta anche come viene accolto quel dubbio. C’è spazio per discuterne? Si può rivedere insieme una proposta? Se la persona continua a sentirsi sotto pressione o fatica a ottenere chiarimenti su costi e condizioni, è ragionevole valutare un altro parere.

Per decidere se proseguire può bastare una domanda più circoscritta di «È lo psicologo giusto per me?». «Dopo questi incontri, ho capito un po’ meglio su che cosa vorrei lavorare, e desidero provare a farlo con questa persona?» La risposta può richiedere tempo. Può anche essere negativa. In entrambi i casi, ciò che si è compreso dei propri bisogni rimane disponibile per il passo successivo.

Per chi sta valutando un primo colloquio, le pagine degli studi riportano le informazioni per organizzare un incontro a Chieri o a Torino.

Riferimenti

Legge 18 febbraio 1989, n. 56, artt. 1 e 3. Ordinamento della professione di psicologo.

Flückiger C., Del Re A. C., Wampold B. E., Horvath A. O. (2018). The alliance in adult psychotherapy: A meta-analytic synthesis. Psychotherapy, 55(4), 316–340.

Bion W. R. (1962). Learning from Experience.